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Ciao Magda in seguito alle nostre conversazioni spirituali credo che il sunto del nostro dialogare sia scritto proprio in questa traduzione (qui sotto).
Un abbraccio e buona meditazione
*danielsan
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La compassione non è gentilezza; è vedere che non esistono esseri senzienti da compatire.
Esiste un tipo di compassione “santificata” molto diffuso: piangere alla vista di un cane randagio, commuoversi per un mendicante, arrabbiarsi per le notizie, voler uccidere vedendo maltrattamenti sugli animali… e poi sentirsi molto simili a un bodhisattva.
Il Karmapa vuole dirti: questa non è compassione; è una reazione emotiva, un compiacimento nel pensare “quanto sono buono”. La vera compassione nasce dalla visione della vacuità.
Quando vedi davvero che tutti gli esseri senzienti — incluso te stesso — non possiedono un “sé” realmente esistente e indipendente, allora sorge una compassione unica. Perché ciò che vedi non sono più “persone da compatire” o “animali da compatire”, ma apparizioni illusorie sequestrate e tormentate dalla più grande menzogna: l’ego che si auto-accudisce.
Non vedi più la compassione come “la mia bontà verso di te”, ma comprendi che non esiste un “tu” né un “io”: solo infinite cause e condizioni che si intrecciano, si feriscono e si liberano a vicenda.
L’animale che subisce violenza, il macellaio che la infligge, tu che provi rabbia — sono tutte manifestazioni della stessa vacuità, distorte da differenti forme di ignoranza.
Perciò, la compassione più profonda spesso non si manifesta come lacrime o abbracci, ma come una saggezza limpida e incrollabile. Non sei trascinato dalle emozioni, né cadi nell’arroganza di “devo salvare il mondo”.
Semplicemente vedi le cose così come sono: la sofferenza è un prodotto dell’illusione, e la liberazione è il momento in cui quell’illusione viene vista per ciò che è.
Quando guardi gli esseri senzienti da questa prospettiva, la tua compassione non è più selettiva (provo compassione solo per i cuccioli carini e non per gli assassini), ma completa e incondizionata, perché comprendi che proprio la persona più brutale è quella che più ha bisogno di essere vista come priva di un sé realmente esistente.
Ecco perché i bodhisattva attraversano i sei regni per salvare gli esseri senzienti, senza mai cadervi.
Perché non sono ingannati dall’illusione “sto salvando gli esseri senzienti”. Sono semplicemente la vacuità che si manifesta come compassione, come il sole che illumina escrementi e fiori di loto con la stessa imparzialità.
Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche
* “La compassione non è gentilezza” — cosa significa davvero
Nel linguaggio comune, “compassione” è sinonimo di:
• tenerezza
• commozione
• empatia emotiva
• reazione istintiva al dolore altrui
Nel Dharma, invece, la compassione non è un’emozione, ma una conseguenza della visione corretta della realtà.
Quando vedi che non esiste un sé solido, non puoi più provare pietà nel senso ordinario.
Non c’è un “io” che salva un “tu”.
C’è solo ignoranza che si manifesta come sofferenza.
* La “compassione da santi” — perché non è vera compassione
Il testo critica una forma molto diffusa di pseudo-compassione:
• piango per un cane randagio
• mi indigno per un’ingiustizia
• mi arrabbio per un abuso
• mi sento buono, morale, superiore
Questa è reazione emotiva + autocompiacimento.
Non libera nessuno, nemmeno te stesso.
Perché?
Perché nasce da:
• identificazione con un “io buono”
• giudizio verso un “altro cattivo”
• attaccamento alla propria immagine morale
È ancora ego, solo più raffinato.
* La vera compassione nasce dalla vacuità
Quando comprendi che:
• nessun essere ha un sé indipendente
• tutte le esperienze sono processi condizionati
• vittima, carnefice e osservatore sono apparenze interdipendenti
allora la compassione cambia natura.
. Non è più emotiva, ma cognitiva.
. Non è più selettiva, ma universale.
. Non è più dualistica (“io aiuto te”), ma non-duale.
Non vedi più “poveri esseri da salvare”, ma manifestazioni della stessa ignoranza che ti abita.
* 4. Perché la compassione autentica non è sentimentale
La compassione profonda:
• non piange
• non si indigna
• non si esalta
• non si sente eroica
È lucida, stabile, imparziale.
Perché?
Perché nasce dalla comprensione che:
• la sofferenza è un’illusione prodotta dall’ignoranza
• la liberazione è vedere l’illusione come illusione
• non c’è un sé da proteggere o da punire
Questa è la compassione dei bodhisattva.
* Perché la compassione autentica è imparziale
La compassione emotiva è selettiva:
• “provo compassione per i cuccioli”
• “non provo compassione per i criminali”
La compassione basata sulla vacuità è uguale per tutti, perché vede:
• che il cucciolo soffre per ignoranza
• che il criminale soffre per ignoranza
• che tu soffri per ignoranza
. Chi fa più male è chi è più prigioniero dell’illusione del sé.
Quindi è proprio lui che merita più compassione.
* Perché i bodhisattva non cadono nei sei reami
I bodhisattva:
• agiscono
• aiutano
• alleviano la sofferenza
ma non credono di essere “salvatori”.
Perché?
Perché hanno visto che:
• non c’è un “io” che salva
• non c’è un “altro” da salvare
• c’è solo vacuità che si manifesta come compassione
Per questo non cadono nei reami:
non sono ingannati dalla dualità.
* L’immagine finale: il sole che illumina tutto
Il sole:
• non giudica
• non sceglie
• non preferisce
• non si emoziona
Illumina:
• il loto
• gli escrementi
allo stesso modo.
. Questa è la compassione non-duale.
. Questa è la compassione dei bodhisattva.
• La compassione ordinaria è emotiva e dualistica.
• La compassione autentica nasce dalla visione della vacuità.
• Non c’è un “io buono” che aiuta un “tu sofferente”.
• Tutti gli esseri sono apparenze condizionate dalla stessa ignoranza.
• La compassione profonda è lucida, stabile, imparziale.
• I bodhisattva agiscono senza cadere nella dualità del “salvare”.
• La compassione è la vacuità che si manifesta come cura spontanea.
Possano tutti gli esseri trovare pace nel cuore e libertà dalla sofferenza.
A beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Om Namo Buddhaya 🙏🌷
——————-
Compassion is not kindness; it is seeing that there are no sentient beings to be pitied.
There is a popular “saintly” type of compassion: crying at the sight of a stray dog, tearing up for a beggar, getting angry at the news, wanting to kill upon seeing animal abuse… and then feeling very bodhisattva-like.
The Karmapa wants to tell you: This is not compassion; it’s an emotional reaction, a self-indulgence in “how good I am.” True compassion arises from the view of emptiness.
When you truly see that all sentient beings—including yourself—have no truly existing, independent “self,” you will generate a unique compassion. Because what you see are no longer “pitiful people” or “pitiful animals,” but phantoms hijacked and tormented by the greatest lie: the “self-cherishing” ego.
You no longer see compassion as “my kindness to you,” but you see: there is no “you,” and there is no “I,” only endless causes and conditions entangling, harming, and redeeming each other.
The animal being abused, the butcher doing the abusing, you, who are angry—they are all manifestations of the same emptiness, distorted by different types of ignorance.
Therefore, the deepest compassion often does not manifest as tears or hugs, but as clear, unwavering wisdom. You are not hijacked by emotions, nor do you fall into the arrogance of “I must save the world.”
You simply see things as they are: suffering is a byproduct of illusion, and liberation is the moment of seeing that illusion.
When you view sentient beings from this perspective, your compassion for them is no longer selective (I only feel compassion for cute puppies, not for murderers), but is comprehensive and unconditional, because you understand: the most brutal person is precisely the one who most needs to be seen as having no truly existing self.
This is why the Bodhisattvas traverse the six realms to save sentient beings, yet never fall into them.
Because they are not deceived by the illusion of “I am saving sentient beings.” They are simply emptiness manifesting compassion, like the sun shining on feces and lotuses with equal impartiality.
Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche
Esiste un tipo di compassione “santificata” molto diffuso: piangere alla vista di un cane randagio, commuoversi per un mendicante, arrabbiarsi per le notizie, voler uccidere vedendo maltrattamenti sugli animali… e poi sentirsi molto simili a un bodhisattva.
Il Karmapa vuole dirti: questa non è compassione; è una reazione emotiva, un compiacimento nel pensare “quanto sono buono”. La vera compassione nasce dalla visione della vacuità.
Quando vedi davvero che tutti gli esseri senzienti — incluso te stesso — non possiedono un “sé” realmente esistente e indipendente, allora sorge una compassione unica. Perché ciò che vedi non sono più “persone da compatire” o “animali da compatire”, ma apparizioni illusorie sequestrate e tormentate dalla più grande menzogna: l’ego che si auto-accudisce.
Non vedi più la compassione come “la mia bontà verso di te”, ma comprendi che non esiste un “tu” né un “io”: solo infinite cause e condizioni che si intrecciano, si feriscono e si liberano a vicenda.
L’animale che subisce violenza, il macellaio che la infligge, tu che provi rabbia — sono tutte manifestazioni della stessa vacuità, distorte da differenti forme di ignoranza.
Perciò, la compassione più profonda spesso non si manifesta come lacrime o abbracci, ma come una saggezza limpida e incrollabile. Non sei trascinato dalle emozioni, né cadi nell’arroganza di “devo salvare il mondo”.
Semplicemente vedi le cose così come sono: la sofferenza è un prodotto dell’illusione, e la liberazione è il momento in cui quell’illusione viene vista per ciò che è.
Quando guardi gli esseri senzienti da questa prospettiva, la tua compassione non è più selettiva (provo compassione solo per i cuccioli carini e non per gli assassini), ma completa e incondizionata, perché comprendi che proprio la persona più brutale è quella che più ha bisogno di essere vista come priva di un sé realmente esistente.
Ecco perché i bodhisattva attraversano i sei regni per salvare gli esseri senzienti, senza mai cadervi.
Perché non sono ingannati dall’illusione “sto salvando gli esseri senzienti”. Sono semplicemente la vacuità che si manifesta come compassione, come il sole che illumina escrementi e fiori di loto con la stessa imparzialità.
Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche
* “La compassione non è gentilezza” — cosa significa davvero
Nel linguaggio comune, “compassione” è sinonimo di:
• tenerezza
• commozione
• empatia emotiva
• reazione istintiva al dolore altrui
Nel Dharma, invece, la compassione non è un’emozione, ma una conseguenza della visione corretta della realtà.
Quando vedi che non esiste un sé solido, non puoi più provare pietà nel senso ordinario.
Non c’è un “io” che salva un “tu”.
C’è solo ignoranza che si manifesta come sofferenza.
* La “compassione da santi” — perché non è vera compassione
Il testo critica una forma molto diffusa di pseudo-compassione:
• piango per un cane randagio
• mi indigno per un’ingiustizia
• mi arrabbio per un abuso
• mi sento buono, morale, superiore
Questa è reazione emotiva + autocompiacimento.
Non libera nessuno, nemmeno te stesso.
Perché?
Perché nasce da:
• identificazione con un “io buono”
• giudizio verso un “altro cattivo”
• attaccamento alla propria immagine morale
È ancora ego, solo più raffinato.
* La vera compassione nasce dalla vacuità
Quando comprendi che:
• nessun essere ha un sé indipendente
• tutte le esperienze sono processi condizionati
• vittima, carnefice e osservatore sono apparenze interdipendenti
allora la compassione cambia natura.
. Non è più emotiva, ma cognitiva.
. Non è più selettiva, ma universale.
. Non è più dualistica (“io aiuto te”), ma non-duale.
Non vedi più “poveri esseri da salvare”, ma manifestazioni della stessa ignoranza che ti abita.
* 4. Perché la compassione autentica non è sentimentale
La compassione profonda:
• non piange
• non si indigna
• non si esalta
• non si sente eroica
È lucida, stabile, imparziale.
Perché?
Perché nasce dalla comprensione che:
• la sofferenza è un’illusione prodotta dall’ignoranza
• la liberazione è vedere l’illusione come illusione
• non c’è un sé da proteggere o da punire
Questa è la compassione dei bodhisattva.
* Perché la compassione autentica è imparziale
La compassione emotiva è selettiva:
• “provo compassione per i cuccioli”
• “non provo compassione per i criminali”
La compassione basata sulla vacuità è uguale per tutti, perché vede:
• che il cucciolo soffre per ignoranza
• che il criminale soffre per ignoranza
• che tu soffri per ignoranza
. Chi fa più male è chi è più prigioniero dell’illusione del sé.
Quindi è proprio lui che merita più compassione.
* Perché i bodhisattva non cadono nei sei reami
I bodhisattva:
• agiscono
• aiutano
• alleviano la sofferenza
ma non credono di essere “salvatori”.
Perché?
Perché hanno visto che:
• non c’è un “io” che salva
• non c’è un “altro” da salvare
• c’è solo vacuità che si manifesta come compassione
Per questo non cadono nei reami:
non sono ingannati dalla dualità.
* L’immagine finale: il sole che illumina tutto
Il sole:
• non giudica
• non sceglie
• non preferisce
• non si emoziona
Illumina:
• il loto
• gli escrementi
allo stesso modo.
. Questa è la compassione non-duale.
. Questa è la compassione dei bodhisattva.
• La compassione ordinaria è emotiva e dualistica.
• La compassione autentica nasce dalla visione della vacuità.
• Non c’è un “io buono” che aiuta un “tu sofferente”.
• Tutti gli esseri sono apparenze condizionate dalla stessa ignoranza.
• La compassione profonda è lucida, stabile, imparziale.
• I bodhisattva agiscono senza cadere nella dualità del “salvare”.
• La compassione è la vacuità che si manifesta come cura spontanea.
Possano tutti gli esseri trovare pace nel cuore e libertà dalla sofferenza.
A beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Om Namo Buddhaya 🙏🌷
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Compassion is not kindness; it is seeing that there are no sentient beings to be pitied.
There is a popular “saintly” type of compassion: crying at the sight of a stray dog, tearing up for a beggar, getting angry at the news, wanting to kill upon seeing animal abuse… and then feeling very bodhisattva-like.
The Karmapa wants to tell you: This is not compassion; it’s an emotional reaction, a self-indulgence in “how good I am.” True compassion arises from the view of emptiness.
When you truly see that all sentient beings—including yourself—have no truly existing, independent “self,” you will generate a unique compassion. Because what you see are no longer “pitiful people” or “pitiful animals,” but phantoms hijacked and tormented by the greatest lie: the “self-cherishing” ego.
You no longer see compassion as “my kindness to you,” but you see: there is no “you,” and there is no “I,” only endless causes and conditions entangling, harming, and redeeming each other.
The animal being abused, the butcher doing the abusing, you, who are angry—they are all manifestations of the same emptiness, distorted by different types of ignorance.
Therefore, the deepest compassion often does not manifest as tears or hugs, but as clear, unwavering wisdom. You are not hijacked by emotions, nor do you fall into the arrogance of “I must save the world.”
You simply see things as they are: suffering is a byproduct of illusion, and liberation is the moment of seeing that illusion.
When you view sentient beings from this perspective, your compassion for them is no longer selective (I only feel compassion for cute puppies, not for murderers), but is comprehensive and unconditional, because you understand: the most brutal person is precisely the one who most needs to be seen as having no truly existing self.
This is why the Bodhisattvas traverse the six realms to save sentient beings, yet never fall into them.
Because they are not deceived by the illusion of “I am saving sentient beings.” They are simply emptiness manifesting compassion, like the sun shining on feces and lotuses with equal impartiality.
Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche