LA VIDA MIA Bisogna essere folli per raggiungere grandi obiettivi, coraggiosi per affrontare la vita di tutti i giorni e ribelli per difendere i propri principi.

Meditate meditate

Ciao Gino,

come si dice a Napoli : "chiagni e fotti"!!

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Una lettura al giorno:


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GUIDA PRATICA PER USARE GLI AMICI COME BIDONI DELL'UMIDO
 
Esiste una categoria umana dotata di un talento così sopraffino da riuscire a trasformare un atto di smaltimento rifiuti in una solenne cerimonia di beatificazione laica, un gruppo di individui che cammina a un palmo da terra convinto di irradiare una luce cristologica ogni volta che decide, con magnanima condiscendenza, di svuotare il proprio garage dell'anima o della cantina sulla testa di qualcun altro.

  Questi campioni dell'altruismo a scadenza quadrimestrale operano secondo un calendario liturgico precisissimo, manifestandosi circa tre volte l'anno, solitamente in concomitanza con quei momenti di saturazione domestica o psicologica in cui il carico del superfluo diventa tale da minacciare l'estetica del proprio salotto o la quiete del proprio Ego. 
È in quel preciso istante che scatta la scintilla della generosità, quella pulsione irrefrenabile a fare del bene che, guarda caso, coincide millimetricamente con la necessità di liberarsi di qualcosa che per loro non ha più alcuno scopo, utilità o dignità estetica. Il meccanismo è di una perversione sublime: invece di affrontare la faticosa camminata verso il cassonetto della differenziata, che notoriamente si trova sempre troppo lontano o richiede uno sforzo fisico degradante, costoro preferiscono eleggere il prossimo a stazione di stoccaggio temporanea, ammantando l'operazione con la nobile veste del regalo. Ti sto donando questo maglione infeltrito che non metterebbe nemmeno uno spaventapasseri in depressione perché ti voglio bene, dicono, mentre in realtà stanno solo risparmiando il gettone della discarica comunale. Ti sto rovesciando addosso due ore di lamentele sterili sui miei problemi irrilevanti non perché cerchi un confronto, ma perché la mia igiene mentale richiede che io espella questo tossico materiale di scarto e tu, caro amico, hai la forma perfetta di un bidone della spazzatura con le orecchie. Questa forma di presunta carità è in realtà un esercizio di potere sottile e meschino, un'offesa che non ha il coraggio di dichiararsi tale e che si nasconde dietro il paravento di una bontà posticcia.

  Quando doni solo ciò che ti ingombra, non stai dando, stai evacuando. È l'atto di chi considera l'altro non come un soggetto degno di valore, ma come un'estensione del proprio sistema di spurgo, un luogo dove depositare le scorie di una vita che non riesce a gestire la propria stessa sterile abbondanza. C’è qualcosa di profondamente tragico in questo modo di interagire, perché rivela una cecità spirituale che colpisce prima di tutto chi la pratica: l’illusione di essere anime belle mentre si sta semplicemente facendo pulizia di primavera. Ma l'aspetto più inquietante è che questo gesto non offende soltanto chi riceve l'immondizia mascherata da dono; esso rappresenta, in ultima analisi, la più feroce delle offese verso se stessi. Chi usa l'altro come discarica sta implicitamente dichiarando che la propria stessa esistenza è diventata un immondezzaio a cielo aperto, un luogo dove nulla ha più un peso reale, dove ogni cosa viene accumulata e poi gettata via alla cieca, senza un criterio di bellezza o di rispetto. 

Trattare il prossimo come un cassonetto di prossimità significa ammettere che non si è più in grado di distinguere tra il valore di un legame e la comodità di uno sgabuzzino. Si vive in un eterno ciclo di consumo e rigetto, dove anche le relazioni umane vengono tritate nel mulino dell'utilità immediata.

 Se il cassonetto è lontano, uso te; se il mio malessere scotta troppo, lo passo a te; se questo oggetto mi ricorda il mio fallimento, lo metto nelle tue mani e lo chiamo gentilezza. È un'esistenza vissuta in regime di smaltimento forzato, dove la cecità diventa l'unico modo per non sentire l'odore di ciò che si sta veramente facendo. Questi sedicenti filantropi del superfluo non si accorgono che, a forza di dare solo ciò che li disgusta o li ingombra, finiscono per svuotare se stessi di ogni autenticità, diventando gusci vuoti che galleggiano in un mare di rifiuti emotivi e materiali, convinti però, con una sicumera che sfiora il patologico, che il mondo debba ringraziarli per quell' improvvisa, rara e puzzolenta pioggia di regali che altro non sono se non i detriti di una vita che non sa più come onorare se stessa.
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2026 © Egidio Maria Bruno Presta
 

L'Isola che Nessuno puo' trovare